Simposio mondiale Masters of Wine

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Si è con­clu­so a Firen­ze l’ot­ta­vo Sim­po­sio mon­di­ale Mas­ters of Wine

Anti­nori (Pres­i­dente Isti­tu­to Gran­di Marchi): Even­to mem­o­ra­bile per tut­to il vino ital­iano

Val­lette (Pres­i­dente Insti­tute of mas­ters of Wine: “Even­to indi­men­ti­ca­bile. Anti­nori: “Anche l’Expo 2015 potrà gio­care un ruo­lo impor­tante e sarà una grande occa­sione per pre­sentare il vino ital­iano final­mente in maniera uni­taria”

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 “Questo Sim­po­sio è sta­to un even­to mem­o­ra­bile che avrà ricadute pos­i­tive a lun­go ter­mine per tut­to il vino ital­iano. Inizia­tive come ques­ta pos­sono inver­tire la ten­den­za e rib­altare la nos­tra posizione sec­on­daria all’interno di ques­ta pres­ti­giosa accad­e­mia che è in gra­do di influen­zare le deci­sioni di busi­ness sul vino a liv­el­lo glob­ale”.

 

Così Piero Anti­nori, pres­i­dente dell’Istituto del vino Gran­di Marchi – l’associazione com­pos­ta dalle 19 can­tine icona dell’enologia ital­iana nel mon­do che ha pre­sen­ta­to la can­di­datu­ra uffi­ciale dell’Italia nel 2011 – a con­clu­sione dell’8° Sim­po­sio dell’Institute of Mas­ters of Wine “Iden­ti­ty, Inno­va­tion, Imag­i­na­tion” che si chi­ude oggi a Firen­ze. “Ora – ha pros­e­gui­to Anti­nori — dob­bi­amo lavo­rare sul fronte dei prezzi. Il nos­tro vino, infat­ti, ha un prez­zo anco­ra bas­so sui mer­cati inter­nazion­ali rispet­to alla Fran­cia, per esem­pio, che ci pre­cede per val­ore”.

Due le prin­ci­pali linee gui­da trac­ciate dal pres­i­dente dei Gran­di Marchi per rag­giun­gere questo obi­et­ti­vo: “Val­oriz­zare la diver­sità del nos­tro pat­ri­mo­nio vitivini­co­lo in gra­do di sod­dis­fare tutte le tipolo­gie di con­suma­tore e miglio­rare la nos­tra comu­ni­cazione all’estero, attra­ver­so prog­et­ti uni­tari e di sis­tema. Andare sui mer­cati in soli­taria non paga, serve un gio­co di squadra. E l’Istituto Gran­di Marchi può essere un esem­pio per il vino ital­iano”. In questo sen­so, ha con­clu­so Anti­nori, mem­bro per i Gran­di Marchi del comi­ta­to sci­en­tifi­co dell’esposizione uni­ver­sale di Milano: “Anche l’Expo 2015 potrà gio­care un ruo­lo impor­tante e sarà una grande occa­sione per pre­sentare il vino ital­iano final­mente in maniera uni­taria”. 

“Questo Sim­po­sio ital­iano resterà un’esperienza indi­men­ti­ca­bile per tut­ti i Mas­ters of Wine, i rela­tori e i parte­ci­pan­ti pre­sen­ti a Firen­ze. Quan­do tut­ti mi chiede­vano per­ché abbi­amo scel­to l’Italia come sede del nos­tro even­to più impor­tante che si svolge ogni 4 anni, la rispos­ta è sta­ta ‘per­ché ci abbi­amo mes­so così tan­to?’”.

E’ questo il com­men­to di Jean-Michel Valette, pres­i­dente dell’Institute of Mas­ters of Wine, l’istituzione londi­nese che con­ta solo 313 mem­bri in tut­to il mon­do, a chiusura dei lavori dell’edizione record del Sim­po­sio mon­di­ale svoltosi per la pri­ma vol­ta in Italia: 450 i del­e­gati pre­sen­ti, di cui 120 Mas­ters of Wine prove­ni­en­ti da 32 Pae­si. 

“Il vino ital­iano si tro­va in un peri­o­do aureo. Sta aven­do infat­ti un grande suc­ces­so, soprat­tut­to in Usa. Sen­to dire che in Italia c’è trop­pa vari­età di vini e che il mer­ca­to inter­nazionale è con­fu­so per questo; riten­go invece che il vino ital­iano sia ecc­i­tante ed entu­si­as­mante pro­prio per­ché c’è tan­ta vari­età”. Così Ger­ard Bas­set, uni­co uomo al mon­do a essere con­tem­po­ranea­mente Mas­ter of Wine, Mas­ter Som­me­li­er, Mas­ter of Busi­ness Admin­is­tra­tion in Wine e miglior som­me­li­er al mon­do nel 2010, inter­venu­to oggi nel­la terza gior­na­ta del Sim­po­sio mon­di­ale dei Mas­ters of Wine, in cor­so a Firen­ze gra­zie alla part­ner­ship con l’Istituto del Vino Gran­di Marchi. 

In mer­i­to alle richi­este del mer­ca­to rispet­to ai vini ital­iani, sec­on­do Bas­set “la ten­den­za attuale del con­suma­tore è chiedere meno alcol, meno rovere e più nat­u­rale. E’ impor­tante però non cam­biare la pro­pria iden­tità per seguire una moda. I vini ital­iani han­no una grande vari­età e una grande per­son­al­ità che van­no rispet­tate”.  Inter­ve­nen­do poi sul­la ten­den­za in cresci­ta sul fronte dei vini nat­u­rali Bas­set ha pre­cisato che non bisogna essere estrem­isti: “se il vino è buono, è buono non per­ché è nat­u­rale”. 

“Il futuro del­la vite pas­sa attra­ver­so le vari­età. Il poten­ziale geneti­co delle viti non è sta­to anco­ra sfrut­ta­to appieno, ne abbi­amo infat­ti uti­liz­za­to solo una min­i­ma parte. Ad oggi ci sono cir­ca 5–6mila vari­età di viti nel mon­do ma potreb­bero essere molte di più. Non abbi­amo mai prova­to anco­ra numero­sis­si­mi incro­ci”. Così il genetista svizze­ro spe­cial­iz­za­to in DNA dell’uva José Vouil­lam­oz, inter­venu­to oggi al Sim­po­sio mon­di­ale dei Mas­ters of Wine di Firen­ze nel­la ses­sione ded­i­ca­ta ai cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci, ha trac­cia­to il pos­si­bile sce­nario futuro del­la viti­coltura in un ipoteti­co 2214. A fronte dei cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci o delle prob­a­bili malat­tie future sui vigneti, due sono le vie pos­si­bili indi­cate dal genetista: “Se ad esem­pio per pro­durre il Romanée-Con­ti nel 2214 sceglier­e­mo di man­tenere  il Pinot Noir, sare­mo costret­ti a usare gli agro­far­ma­ci, a fare uno screen­ing sui nuovi cloni di Pinot più resisten­ti, o a pas­sare a un Pinot Ogm. L’altra via è scegliere di cam­biare vari­età attra­ver­so nuovi incro­ci o ibri­di”. Un poten­ziale enorme, sec­on­do Vouil­lam­oz, quel­lo prove­niente dal­la genet­i­ca, che offre 13 geni, 60 specie, 2 sub­specie e dai 5 ai 10mila cul­ti­var ma anche la pos­si­bil­ità di numerosi nuovi incro­ci, tut­ti da sper­i­menta­re. “Non abbi­amo mai ten­ta­to ad esem­pio l’incrocio tra Mer­lot e Saper­avi o tra Pinot e Fur­mint, o tra vitis sil­vestris e vitis vinifera”. 

Ad oggi sec­on­do Vouil­lam­oz “gli uni­ci 2 incro­ci di suc­ces­so sper­i­men­tati sull’intero piane­ta  sono Müller Thur­gau e Ali­cante Hen­ri Bouschet” ma numerose sono le sper­i­men­tazioni in cor­so in 8 Pae­si. Il futuro del­la viti­coltura saran­no per Vouil­lam­oz anche le vari­età, def­i­nite “un pat­ri­mo­nio uni­co da sal­va­guardare per le future gen­er­azioni”  che potran­no “pas­sare dall’oblio al suc­ces­so”, come è suc­ces­so per il Sagran­ti­no. Una parte impor­tante potrebbe gio­car­la l’Italia “dove sono pre­sen­ti oltre 400 vari­età”, tra cui il Lagrein del Trenti­no e il Nied­dera del­la Sardeg­na. 

Spon­sor ital­iani 8° Sim­po­sio IMW, Firen­ze 15–18 mag­gio 2014: Agriven­ture; Con­sorzio Brunel­lo; Con­sorzio Chi­anti Clas­si­co; IEM, Inter­na­tion­al Exhi­bi­tion Man­age­ment; Toscana Pro­mozione; Trentodoc; San­pel­le­gri­no.

Cos­ti­tu­is­cono l’Istituto del Vino Ital­iano Gran­di Marchi: Alois Laged­er, Argi­o­las, Bion­di San­ti Tenu­ta Grep­po, Ca’ del Bosco, Carpenè Mal­volti, Don­nafu­ga­ta, Gaja, Jer­mann, Lun­garot­ti, Masi, March­esi Anti­nori, Mas­trober­ardi­no, Michele Chiar­lo, Pio Cesare, Rivera, Tas­ca D’Almerita, Ambro­gio e Gio­van­ni Folonari Tenute, Tenu­ta San Gui­do, Umani Ronchi. 

Insti­tute of Mas­ters of Wine. Il tito­lo di Mas­ter of Wine è inter­nazional­mente riconosci­u­to come il più impor­tante nel mon­do del vino. Isti­tu­ito nel 1953, è asseg­na­to a pro­fes­sion­isti di tut­ta la comu­nità inter­nazionale vini­co­la, che dimostri­no sia conoscen­ze teoriche che capac­ità pratiche nell’arte, nel­la scien­za e nel busi­ness del vino e che si impeg­ni­no per l‘eccellenza pro­fes­sion­ale. La visione dell’Institute è quel­la del­la conoscen­za e dell’integrità. Attra­ver­so i suoi mem­bri e le sue attiv­ità, la comu­nità inter­nazionale dei 314 Mas­ters of Wine pro­muove l‘eccellenza, l‘interazione e l‘apprendimento in tut­ti i set­tori del­la comu­nità glob­ale del vino. In lin­ea con i suoi obi­et­tivi orig­i­nari, l‘Istituto pro­muove un approc­cio inter­dis­ci­pli­nare alla com­pren­sione del vino al più alto liv­el­lo. Inoltre, orga­niz­za e con­tribuisce a man­i­fes­tazioni fieris­tiche di vino in tut­to il mon­do. Il suo ric­co cal­en­dario di even­ti prevede anche numerose vis­ite alle prin­ci­pali regioni pro­dut­tri­ci, men­tre il pro­gram­ma annuale di stu­dio e degus­tazione dell‘Istituto offre una prospet­ti­va indipen­dente e autorev­ole sul vino. Ogni quat­tro anni, il sim­po­sio inter­nazionale dell’Institute of Mas­ters of wine riu­nisce fig­ure di spic­co del­la comu­nità del vino per affrontare temi di attual­ità in un forum indipen­dente. www.mastersofwine.org                                                                                                                                                                                        

Isti­tu­to del Vino Gran­di Marchi. L’Istituto del vino Ital­iano di Qual­ità Gran­di Marchi rag­grup­pa imp­rese rap­p­re­sen­ta­tive delle diverse realtà pro­dut­tive ital­iane; è cos­ti­tu­ito da 19 aziende che si iden­ti­f­i­cano nelle cosid­dette Famiglie del Vino, i cui nomi cos­ti­tu­is­cono oggi Marchi-emble­ma del­la tradizione vitivini­co­la ital­iana; esse rap­p­re­sen­tano nel mon­do l’identità e la riconosci­bil­ità del vino ital­iano per qual­ità e stile. Tutte le aziende sono forte­mente rad­i­cate nel­la pro­pria Regione di apparte­nen­za, del­la quale inter­pre­tano le eccel­len­ze pro­dut­tive, con­trad­dis­tinte da ele­vati stan­dard di prodot­to e di immag­ine di mar­chio, a liv­el­lo nazionale e inter­nazionale. Nel suo insieme l’Istituto esprime i mod­el­li di con­dot­ta impren­di­to­ri­ale rap­p­re­sen­ta­tivi dell’affermazione del­la vitivini­coltura ital­iana in ter­mi­ni di rap­por­to tra vino e cul­tura, vino e ter­ri­to­rio, vino e qual­ità del­la vita. Le 19 aziende asso­ciate si pro­pon­gono, attra­ver­so l’Istituto del Vino Ital­iano di Qual­ità Gran­di Marchi, di dare più forza e inci­siv­ità all’azione di val­oriz­zazione del vino ital­iano di qual­ità sui mer­cati mon­di­ali, di svilup­pare attiv­ità di for­mazione e di edu­cazione, al fine di con­tribuire a pro­muo­vere la cul­tura del vino nel mon­do.  www.istitutograndimarchi.it

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Pubblicato: 8 Giugno 2014

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Categoria: Blog, Pubblicazioni Scientifiche

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