Agrimeteo: il tempo che verrà

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Vino e cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci: ormai l’agrometeorologo è deci­si­vo

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 Prevedere e inter­pretare i dati ed i seg­ni del tem­po per aiutare il viti­coltore: ecco la sfi­da dell‘agrometeorologo, una figu­ra che si sta riv­e­lando sem­pre più fon­da­men­tale nel futuro delle aziende vitivini­cole

 

Agri­coltura e cam­bi­a­men­ti mete­o­ro­logi­co-atmos­feri­ci, tra i temi al cen­tro di Vini­taly, la rasseg­na inter­nazionale ded­i­ca­ta a vini e dis­til­lati, in pro­gram­ma a Veron­afiere dal 6 al 9 aprile (www.vinitaly.com), si intrec­ciano da sem­pre. Nes­sun rac­colto può infat­ti pre­scindere dal tem­po e gli agri­coltori si sono sem­pre attrez­za­ti per capire come inter­venire sui campi.

I vigneti non fan­no eccezione: i cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci, infat­ti, potreb­bero costrin­gere a cam­biare alcune delle pratiche che han­no accom­pa­g­na­to e fat­to crescere il vino negli ulti­mi 20–30 anni. Con­tro ques­ta minac­cia, un aiu­to può giun­gere dall‘agrometeorologia: scien­za che stu­dia le inter­azioni dei fat­tori mete­o­ro­logi­ci ed idro­logi­ci con l‘ecosistema agri­co­lo-fore­stale e con l‘agricoltura. È una scien­za di con­fine, tesa cioè a val­oriz­zare i lega­mi esisten­ti fra dis­ci­pline del set­tore fisi­co e bio­logi­co che focal­iz­zano la loro atten­zione sug­li eco­sis­te­mi agri­coli e fore­stali, per dare risposte a prob­le­mi con­creti a liv­el­lo azien­dale e ter­ri­to­ri­ale.

«L‘agrometeorologia è sen­z’al­tro un ele­men­to utile – spie­ga il cli­ma­tol­o­go Giampiero Marac­chi, pro­fes­sore di Cli­ma­tolo­gia all’U­ni­ver­sità degli Stu­di di Firen­ze – per­ché per­me­tte, dal pun­to di vista prati­co, di diminuire, per esem­pio, i trat­ta­men­ti. La cli­ma­tolo­gia con­sente con le pre­vi­sioni sta­gion­ali, di avere un‘idea di come sarà l‘andamento del tem­po e quin­di come com­por­tar­si nell‘eventuale dis­tribuzione di trat­ta­men­ti e fer­til­iz­zazioni. Abbi­amo inoltre sper­i­men­ta­to – aggiunge Marac­chi – che un trat­ta­men­to mira­to sulle basi meteo, per­me­tte di pas­sare da 7–8 trat­ta­men­ti a 4–5 l‘anno, riducen­do costi e impat­to chim­i­co sul ter­ri­to­rio. Nell‘insieme, l‘agrometeorologia, dà un grosso con­trib­u­to per un‘agricoltura più “safe” come dicono gli amer­i­cani. Cioè con meno inter­ven­ti gener­i­ci e più mirati, tenen­do con­to del rap­por­to tra prodot­ti uti­liz­za­ti ed ambi­ente.

Un agrom­e­te­o­rol­o­go però non lo vedo in un‘azienda per­ché forse sarebbe ecces­si­vo. Mag­a­ri in un Con­sorzio, invece, potrebbe essere una per­son­al­ità inter­es­sante, e potrebbe sug­gerire una zon­azione cli­mat­i­ca dei ter­reni delle aziende apparte­nen­ti a quel Con­sorzio».

«Un‘innovazione che dovrebbe esser­ci nel futuro delle aziende – sot­to­lin­ea Leonar­do Valen­ti, pro­fes­sore di Viti­coltura all‘Università degli Stu­di di Milano – è la rac­col­ta dei dati agro-meteo, fon­da­men­tale per sta­bilire tutte quelle che sono le situ­azioni legate all‘evoluzione del prodot­to nell‘annata e, al con­tem­po, com­pren­dere dove andrà la viti­coltura dell‘azienda nel futuro. Ormai bisogna inter­pretare ogni sin­go­la anna­ta in maniera pun­tuale, basar­si sull‘andamento sta­gionale per capire come meglio inter­venire sulle colti­vazioni. Essere una venti­na di giorni in anticipo – sec­on­do Valen­ti ‑com­por­ta un cam­bi­a­men­to sostanziale. Vendem­mi­are pri­ma cam­bia com­ple­ta­mente il quadro aci­do, le carat­ter­is­tiche aro­matiche e le carat­ter­is­tiche zuc­cher­ine delle uve. È indis­pens­abile quin­di avere delle nozioni che per­me­t­tano di inter­pretare al meglio le situ­azioni ambi­en­tali».

«L‘atmosfera è l‘elemento più vari­abile dell‘ecosistema e dell‘agrosistema viti­co­lo – affer­ma Lui­gi Mar­i­ani, pro­fes­sore di Agrom­e­te­o­rolo­gia all‘Università degli Stu­di di Milano – l‘agrometeorologo è colui che cer­ca di ren­dere cosci­en­ti agronomo e viti­coltore sui cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci. Oggi vi sono prodot­ti pre­vi­sion­ali molto inter­es­san­ti che fino a qualche anno fa non era­no disponi­bili. Ci con­sentono di andare a sti­mare quale tem­po farà nell‘arco di una set­ti­mana con una cer­ta esat­tez­za. Fare agrom­e­te­o­rolo­gia sig­nifi­ca con­sid­er­are risorse idriche insieme agli anda­men­ti fitopa­to­logi­ci e alle vari­abili atmos­feriche. Sapere, per esem­pio, quan­do piove è una risor­sa anche per risparmi­are – aggiunge Mar­i­ani – non rischi­an­do così che i trat­ta­men­ti vengano por­tati via dall‘acqua. Ci vuole una coscien­za mete­o­ro­log­i­ca che deve far parte del viti­coltore».

L‘agrometeorologo è una «figu­ra fon­da­men­tale» spie­ga Attilio Scien­za, pro­fes­sore di Viti­coltura all’U­ni­ver­sità degli Stu­di di Milano «colui che rac­coglie tut­ti i dati e dà indi­cazioni pre­cise su come svilup­pare un lavoro in vigna: chi fa la mete­o­rolo­gia locale e applica­ti­va può dare indi­cazioni impor­tan­ti per due aspet­ti. Pri­ma di tut­to il mod­el­lo mete­o­ro­logi­co è fon­da­men­tale per cal­co­lare il ris­chio di malat­tie paras­si­tarie, con­sen­ten­do di ridurre i trat­ta­men­ti in un anno anche del 50% e diminuire l‘impatto del­la chim­i­ca sui ter­reni. Il sec­on­do pun­to sono i mod­el­li di irrigazione, cioè il fab­bisog­no idri­co. Quan­do si supera in un ter­ri­to­rio la soglia di ris­chio di fab­bisog­no idri­co – con­clude scien­za — e la pianta com­in­cia ad andare in stress, c‘è bisog­no di una figu­ra che seg­nali l‘allarme e la quo­ta di acqua da dare».

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Pubblicato: 15 Maggio 2014

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Categoria: Blog, Pubblicazioni Scientifiche

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