Lazio

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Se quasi tutte le regioni italiane presentano caratteristiche fisiche diverse in ogni provincia, per il Lazio la differenza è macroscopica e basta osservare la carta fisica e i diagrammi di riepilogo delle zone altimetriche delle varie provincie per averne la conferma. E’ evidente poi come la morfologia del territorio delle diverse provincie siano la naturale continuazione delle regioni confinanti.


Analizzando a livello regionale troviamo una a distribuzione delle zone altimetriche con preponderanza della zona collinare, abbastanza in linea con le percentuali nazionali.


Il Lazio ha una superficie vitata di 16.829 ettari (Istat C.A. 2010), che la porta al 18 posto fra le regioni italiane, in forte calo rispetto ai dati del 2000. La viticoltura nel Lazio ha infatti subito una profonda trasformazione nel corso degli anni sia in termini quantitativi che qualitativi.


Confrontando i dati dei Censimenti dell’agricoltura del 2000 con quelli del 2010 si nota come la superficie vitata si sia pressoché dimezzata e quasi tutta a discapito della produzione di vini “altri” che non si annoverano tra le DOC o DOCG. Inequivocabile segnale che il Lazio sta adottando la filosofia del “bere meno, bere meglio”. Il Lazio si trova ben posizionato per quanto riguarda le D.O. essendo la terza Regione italiana per numero di denominazioni di qualità certificata preceduta soltanto da Piemonte e Toscana. La produzione regionale è fortemente sbilanciata a favore dei vini bianchi (81%), nella produzione dei quali il Lazio ha contribuito, nel 2006, per l’8,6% del totale nazionale mentre la produzione laziale di vini rossi rappresenta appena l’1,6% di quella italiana.


Passando all’analisi delle realtà provinciali emergono tutte le peculiarità territoriali che condizionano non poco le varie varietà vitivinicole che in questo ambito polarizzano la nostra attenzione.



Rieti. La completa assenza di aree pianeggianti e la preponderanza di quelle montuose ne fa la naturale continuazione dell’Appennino Abruzzese e, come la confinante provincia dell’Aquila, risulta poco vocata per l’agricoltura in generale e per la viticoltura in particolare. Contribuisce, infatti per un modestissimo 4,5 % alla produzione vinicola dell’intero Lazio.
DOC Colli di Sabina


Frosinone. Come la provincia di Rieti è completamente sprovvista di zone pianeggianti, ma con il territorio collinare in leggera prevalenza. La produzione vinicola rispetto alla regione è di 11,5 %. A Frosinone i vitigni a bacca rossa sono più diffusi. Questa è, infatti, l’unica provincia in cui vengono coltivati il Cesanese Comune e il Cesanese d’Affile che complessivamente occupano il 24% delle superfici dichiarate. Nel frusinate si è registrata anche la presenza di due vitigni di origine francese, il Cabernet Franc e il Cabernet Sauvignon. Il vitigno a bacca bianca più diffuso è il Trebbiano Toscano (15%) seguito dalla Passerina (9%)
Docg: Cesanese del Piglio
Doc: Atina (Semillon, Cabernet, Cabernet riserva, Rosso, Rosso riserva); Genazzano (bianco, rosso)


Roma. Il territorio si addolcisce, la vocazione viticola aumenta grazie all’abbondante presenza di potassio e fosforo nelle ampie zone vulcaniche, il clima è mitigato dalla presenza dei laghi. L’enorme agglomerato della Capitale influenza la domanda di beni, i consumi aumentano ed ecco in sintesi la spiegazione della produzione vinicola che balza al 43% regionale. E’ il territorio storicamente più vocato alla viticoltura con la presenza dei Castelli Romani dove insistono ben nove Denominazione di Origine: Frascati, Marino, Montecompatri, Colonna, Zagarolo, Cori, Velletri, Colli Lanuvini e Colli Albani.
I principali vitigni presenti sono: merlot, cesanese, bombino rosso e bianco, malvasia e sangiovese.
Docg: Cannellino di Frascati; Frascati Superiore;
Doc: Aprilia(bianco, rosso, rosato, Merlot); Bianco Capena (Secco, Abboccato, Secco Superiore, Abboccato Superiore, Abboccato Superiore); Castelli Romani (Bianco secco, amabile, frizzante; Rosato secco, amabile, frizzante; Rosso secco, amabile, frizzante, novello;); Cerveteri (Bianco Amabile, frizzante, secco ; Rosato secco, frizzante; Rosso Amabile, frizzante, secco; Trebbiano o Procanico); Cesanese di Affile (Amabile, Dolce, Frizzante, Secco, Spumante); Cesanese di Olevano Romano (Amabile, Dolce, Frizzante, Riserva, Secco, Spumante); Colli Albani (Amabile, Novello, Secco, Spumante, Superiore, Bianco Frizzante); Colli della Sabina (Bianco, Bianco spumante, Rosato, Rosato Frizzante, Rosso, Rosso Frizzante, Rosso Novello, Rosso Spumante); Colli Lanuvini (bianco, bianco superiore, bianco spumante, rosso, rosso superiore, rosso riserva); Frascati; Genazzano (bianco, rosso); Marino (secco, abboccato, amabile o dolce; superiore secco, abboccato, amabile o dolce; frizzante abboccato o amabile; spumante secco o amabile; vendemmia tardiva amabile o dolce; passito anche nei tipi amabile o dolce; Malvasia del Lazio; Trebbiano verde (Verdicchio bianco); Greco; Bellone; Bombino; classico secco, abboccato; classico superiore secco, abboccato, amabile o dolce; classico vendemmia tardiva amabile o dolce; classico passito amabile o dolce); Montecompatri Colonna; Nettuno ( Bianco, Rosato, Rosso, Novello, Bellone); Roma (classico bianco, rosato, rosso, rosso riserva, Bellone, Malvasia Puntinata; Romanella spumante); Tarquinia (bianco amabile, frizzante, secco; rosato, rosso amabile, novello, secco); Velletri (bianco secco, superiore; rosso secco, riserva; spumante); Zagarolo (bianco, superiore).


Viterbo. Il territorio può essere considerato la naturale continuazione delle confinanti regioni della Toscana e Umbria. Questo distretto vinicolo viene indicato con il nome di Tuscia, una terra legata alla civiltà etrusca, dunque di antichissima vocazione vinicola. I terreni di origine vulcanica che circondano il Lago di Bolsena offrono un habitat particolarmente favorevole alla vite. La produzione viticola provinciale rappresenta il 18% di quella regionale ed è prettamente collinare, infatti ben il 92% delle vigne sono collocate in questa fascia altimetrica. Netto è il predominio delle uve bianche con Trebbiano, nella varietà Toscano e Giallo, e Malvasia, tanto di Candia quanto del Lazio, l’indigeno Bellone, Bombino, Tocai e Verdicchio. Tra i rossi a Sangiovese e Montepulciano si affiancano Canaiolo Nero e il Cesanese.
L’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è sicuramente, tra i bianchi, il vino più rappresentativo della zona; tra i rossi un cenno merita l’Aleatico, che a Gradoli dà origine ad una specifica Doc.
Al confine con l’Umbria i vigneti del territorio viterbese rappresentano una propaggine dell’Orvieto.
Doc: Aleatico di Gradoli ( Rosso, Liquoroso, Liquoroso Riserva, Passito); Cerveteri (Bianco, Rosato, Rosso); Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia (Bianco, Rosato, Rosso, Canaiolo, Grechetto, Greghetto (Grechetto Rosso), Merlot, Moscatello, Procanico, Rossetto, Sangiovese rosso, Sangiovese rosato, Violone); Est! Est!! Est!!! di Montefiascone; Orvieto (classico, vendemmia tardiva, muffa nobile); Tarquinia (Bianco, Rosato, Rosso); Vignanello (bianco, superiore, vendemmia tardiva, greco o «Greco di Vignanello», rosso, novello, riserva).


Latina. E’ una presenza recente nel panorama vinicolo del Lazio. Il suo esordio risale alla bonifica delle paludi Pontine, avvenuta negli anni ’30. Terra praticamente vergine per la vite, venne colonizzata dal Trebbiano, dal Merlot e dal Sangiovese subendo anche l’influenza dei coloni veneti insediatesi nella zona a seguito della bonifica. Il 77% delle superfici vitate della provincia di Latina si colloca nella fascia di pianura. La prima zona a essere valorizzata dal vigneto è stata quella di Aprilia, cui si riferisce l’omonima Doc. Recentissimo è il riconoscimento del territorio costiero che va da Latina a Terracina nella denominazione Circeo.
Doc: Aprilia (Bianco, Rosato, Rosso, Merlot); Castelli Romani (Bianco, Rosato, Rosso); Circeo (Bianco, Rosato, Rosso, Trebbiano, Merlot, Sangiovese); Cori (Bianco, Rosso, Bellone, Nero Buono); Terracina (Moscato di Terracina secco, amabile, passito, spumante); Velletri (bianco, superiore, spumante, rosso, riserva).

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