Forme di Allevamento della Vite

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Se osserviamo il paesaggio agrario con l’occhio rivolto alla sua storia, ci si rende conto dell’epocale cambiamento nel modo di allevare le viti, e per conseguenza, anche nel sistema di potatura adottato. Ci è noto che un tempo la vite era allevata nel contesto della coltura promiscua, cioè quella maritata al testucchio e che delimitava le prode e i riquadri di altre colture; ed anche viti allevate ad alberello che uno dei più antichi sistemi di allevamento della vite.

Come in ogni altra pianta, la potatura delle viti, serve a favorire sia la qualità che la quantità dello sviluppo e della fruttificazione; e rimane valido, che se la pianta è debole, devesi tagliare di più; se è vigorosa di meno. 

Dentro queste regole generali, le viti fanno eccezione rispetto alle piante arboree  da frutto, perché le gemme a legno e quelle a frutto non sono mescolate sui rami o capi, ma sono distribuite sui capi, detti pertanto: “Capi a legno” e “Capi a frutto” . La vite fruttifica inoltre, sui capi di un anno, inseriti sul legno di due anni.  Il potatore deve pertanto allevare i capi a frutto annuali, ottimizzare il numero delle gemme su di essi, e insieme garantire il rinnovo. E ciò fa mediante i vari metodi di potatura.

Le forme di allevamento della vite, sviluppate nel tempo, rappresentano il progresso compiuto dall’uomo per adattare le piante ai diversi ambienti di coltivazione (areali fertili, piovosi, siccitosi, freddi, areali ad alta o bassa eliofania, ecc.). In questo sforzo di adattamento, dove la conoscenza delle caratteristiche genetiche dei vitigni (± vigorosi, ± precoci, ± produttivi, ecc.) è stata fondamentale, l’uomo è stato sicuramente facilitato dalla natura sarmentosa della vite che bene si adatta a modalità diverse di manipolazione.

Scegliere un sistema di allevamento piuttosto che un altro determina una serie di fattori che andranno a condizionare in modo più o meno permanente sia i risultati produttivi che quelli qualitativi del futuro vigneto. La forma di allevamento della vite può essere definita come la struttura architettonica che viene imposta alla pianta per ottimizzare i rapporti esistenti tra la fase vegetativa e quella produttiva. Tra i parametri strutturali dell’impianto che sono assoggettati alla scelta della forma di allevamento possiamo distinguere dei parametri generali ed altri specifici.

Tra i primi, che una volta determinati non potranno più essere modificati, si annoverano i sesti d’impianto, intesi sia come distanza tra le file che sulla fila, e l’orientamento dei filari. Per quanto i riguarda i secondi, i più specifici della forma prescelta, i parametri sono: disposizione della vegetazione (ascendente o a ricadere, in una o due pareti), presenza o meno di un cordone permanente, tipo di potatura (lunga o corta, ricca o povera), altezza da terra. Questi, seppur con difficoltà e al contrario dei precedenti, possono essere mutati durante la vita del vigneto e per questo vengono definiti anche come parametri modificabili e sono quelli che, caratterizzando le diverse forme di allevamento, maggiormente incidono sul raggiungimento dell’equilibrio vegeto produttivo attraverso la struttura della pianta.

Se un tempo il numero di sistemi di allevamento della vite adottati era estremamente elevato e si poteva affermare senza timore di errori che in ogni zona viticola esisteva almeno una forma tipica, oggi il numero di sistemi di allevamento si è ridotto a poche tipologie funzionali ad una moderna viticoltura, che necessita sempre più della meccanizzazione delle diverse operazioni colturali.

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Vite a Spalliera

 

Attualmente la scelta della forma di allevamento è circoscritta essenzialmente alle forme di allevamento in spalliera in quanto sono quelle adatte ad una moderna viticoltura dove è sempre maggiore la difficoltà di reperire manodopera e quindi diventa indispensabile poter svolgere il maggior numero di operazioni in modo meccanico. Oggigiorno la scelta per questo parametro è pertanto ristretta a due forme: il Guyot e il Cordone speronato. Numerosi sono i fattori che influenzano la scelta della forma di allevamento e così anche quelli che vengono influenzati dalla scelta di una rispetto all’altra.

In questo caso con una scelta necessariamente ristretta a due opzioni , la scelta per una o per l’altra, è condizionata essenzialmente da due fattori: dal tipo di varietà che si intende coltivare e dal livello di meccanizzazione che si intende raggiungere. Per quanto riguarda le varietà quelle a bassa fertilità basale e o più in genere quelle che devono essere protette dal forte irraggiamento solare, come ad esempio il Sauvignon blanc, è più opportuno che vengano condotte a Guyot. Al contrario per i vitigni che hanno una buona fertilità basale e che necessitano di un maggior irraggiamento sui grappoli, per un miglior accumulo antocianico, come ad esempio il Sangiovese o il Cabernet Sauvignon è auspicabile l’adozione del Cordone speronato.

Se viene preso in considerazione il livello di meccanizzazione il Cordone speronato apporta indubbi vantaggi. Innanzitutto la possibilità di effettuare prepotature completamente meccanizzate può portare a riduzioni di fabbisogno di mano d’opera in questa operazione anche dell’80%, successivamente anche per l’altra operazione a più alta richiesta di lavoro, la vendemmia, il Cordone speronato ha indubbi vantaggi. La disposizione della produzione in una fascia omogenea d’altezza facilita le operazioni di vendemmia meccanica, inoltre la potatura corta degli speroni evita tutti i problemi di danneggiamento del tralcio per il rinnovo del Guyot, legato all’azione meccanica dei battitori della vendemmiatrice.

Il Guyot è un sistema di allevamento a ridotta espansione (altezza del filo di banchina 80-100 cm massimo) e a potatura mista, adatto ai terreni di scarsa fertilità e più siccitosi in collina, dove la vite presenta uno sviluppo contenuto. Adottato in terreni molto fertili necessita di interventi agronomici per contenere il vigore vegetativo (inerbimento) e mantenere l’equilibrio vegeto-produttivo (interventi in verde), si presta ad una parziale meccanizzazione. Risulta indispensabile per vitigni a ridotta fertilità basale.

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Schema di allevamento a Guyot semplice prima della potatura (a sinistra) e dopo la potatura (a destra).

 

Il Cordone speronato è una forma di allevamento a cordone permanente su cui sono inseriti speroni di 2-3 gemme da cui si sviluppano, ogni anno, i germogli fruttiferi. E’ una forma di allevamento che si presta a produzioni di qualità a causa di un contenuto sviluppo vegetativo e di un buon equilibrio vegetoproduttivo. Si presta alla meccanizzazione. Non è adatta alle varietà a scarsa fertilità basale.

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Cordone Speronato

 

Due aspetti importanti nella gestione di un vigneto saranno poi la scelta della densità d’impianto e l’orientamento dei filari, entrambi rappresentano una scelta cruciale. Il parametro densità si riferisce a due variabili combinate: la distanza sulla fila e la distanza tra le file. La distanza sulla fila influenza soprattutto la qualità delle uve, mentre la distanza tra le file, se risulta essere sufficientemente ampia da escludere fenomeni di competizione radicale e di ombreggiamento, influisce soprattutto sulla produzione/ha. Da sottolineare anche che sono numerosi i fattori che influenzano la scelta della densità e che vengono determinati in relazione a quanto emerso durante studi di zonazione e principalmente in funzione dell’età del vigneto, andando quindi da fittezze definite basse (< 3000 ceppi/ha) a fittezze elevate o molto elevate, proprie degli impianti più moderni.

Partendo da questo presupposto bisogna comunque sottolineare che con l’adozione di forme di allevamento come il Cordone speronato distanze di oltre un metro sulla fila risultano sicuramente eccessive, mentre sarebbero auspicabili distanze da 70 fino ad un massimo di 100 cm. Per quanto riguarda le distanze tra le file bisogna considerare innanzi tutto il parco macchine aziendale ma come indicazione di massima distanze superiori a 2,5 metri sono da considerarsi troppo elevate per una viticoltura di qualità.

L’orientamento dei filari invece influenza direttamente la quantità di energia radiante intercettata dalla pianta e in modo particolare nel periodo che intercorre tra l’invaiatura e la vendemmia. Specificatamente nell’area del Centro-Nord Italia l’orientamento Est-Ovest favorisce una maggiore intercettazione dell’energia solare.

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Pubblicato: 23 aprile 2015

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Categoria: Blog, Pubblicazioni Scientifiche

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