Il futuro della viticoltura di fronte al riscaldamento globale

Home  /  Blog  /  Pagina Corrente
×Dettagli

VIGNETI SEMPRE PIÙ A NORD ED ETICHETTE A RISCHIO: COME REAGIRE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Dal 2 aprile, le prime lezioni di alta formazione, rivolte agli operatori di settore. Nasce il corso sulla coltivazione della vite che affronta i problemi relativi al cambiamento climatico.

Pic_0

Cambiamenti climatici: al via l’Alto Corso di Formazione organizzato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino in collaborazione con ENAPRA e AIS e con il patrocinio di Foragri. Vendemmie anticipate di 2 settimane negli ultimi 35 anni, corsa ai terreni in alta collina o addirittura in aree climatiche ben differenti da quelle tipiche per la produzione del vino, utilizzo dell’acqua sempre più centrale e disciplinari delle Doc da aggiornare: quanto influiscono i cambiamenti climatici sulla qualità del vino?

Come già annunciato nel mio ultimo articolo pubblicato in questi giorni sul Gambero Rosso dal titolo “Scienza del Vino. Cambiamenti climatici e vendemmia. Quale futuro per le grandi regioni vitivinicole?”, in una recente ricerca coordinata dal centro Goddard della Nasa viene dimostrato che dal 1980 ad oggi la vendemmia in Francia e Svizzera è stata anticipata di 2 settimane, in Italia lo stesso slittamento ha cominciato a registrarsi dal 1998 in poi. Alcune produzioni sono più a rischio di altre, sostengono gli esperti, come ad esempio i bianchi, gli spumanti e il prosecco. Vini come l’Amarone, invece, risultano avvantaggiati. Ma non è affatto detto che nel prossimo futuro dovremo accontentarci di vini prodotti in Germania.

Se ne è parlato anche ieri al Castello di San Salvatore (Susegana – Conegliano), nella tavola rotonda intitolata “La coltivazione della vite di fronte ai problemi relativi al cambiamento climatico”, che apre l’Alto Corso di Formazione in Viticoltura, Enologia e Gestione dei Mercati Vitivinicoli organizzato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino, ENAPRA e CRA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura) con la collaborazione dell’Associazione Italiana Sommelier e il patrocinio di Foragri.

Imprenditori, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni cercheranno finalmente di fare luce su un tema altamente dibattuto negli ultimi anni e su cui circolano le più svariate congetture: il futuro della viticoltura di fronte al riscaldamento globale.

Tra i relatori Antonio Calò, Presidente Accademia Italiana della vite e del Vino, Angelo Costacurta, Consigliere Accademia Italiana della Vite e del Vino, Davide Gaeta, Università degli Studi di Verona, Roberto Bianchi, direttore di Foragri, Michele Di Stefano Direttore di ENAPRA, Michele Pisante, Università degli Studi di Teramo, Marco Mancini dell’Università di Firenze, Luigi Mariani dell’Università di Milano e il produttore Franco Allegrini, della casa vinicola Allegrini. A Introdurre il dibattito l’On. Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, moderatore Alessandro Torcoli, Direttore di “Civiltà del Bere”.

Roberto Bianchi, Direttore Generale Foragri, introduce dicendo che l’obiettivo di questo corso è dare ai manager delle aziende vitivinicole gli strumenti necessari ad inquadrare prima i cambiamenti in corso, sempre più veloci e impattanti, per produrre risposte in tempo reale, Foragri più di tutti ha finanziato inn Italia la formazione professionale nel settore agricolo e agroalimentare, con un investimento pari a 25 milioni di euro fin qui, di cui 2,5 nel settore vitivinicolo.

Mancini, Meteorologo Accademia dei Georgofili, spiega che il cambiamento climatico in corso è innegabile, ma alcuni territori e alcune coltivazioni potrebbero anche trarne beneficio. Le piante sono in grado di compensare in parte i cambiamenti, all’uomo spetta il compito di adattare i metodi di coltivazione. E ai meteorologi quello di fornire informazioni sempre più leggibili e precise a chi coltiva.

“Il punto di forza dell’Alto Corso di Formazione sono le numerose fughe in avanti che permettono di comprendere gli sviluppi del settore vino dei prossimi anni. Le parole chiave saranno ambiente (con quel che concerne il rispetto ambientale e il cambiamento climatico), diritto internazionale (perché questo è un settore che esporta fino all’80% di ciò che produce) e comunicazione 2.0” dichiara -Davide Gaeta – dell’Università degli Studi di Verona.

Antonio Calò, Presidente Accademia Italiana della vite e del Vino, “Abbiamo bisogno di formare i giovani alla cultura della vite prima che alla coltura, perché il vino ha un portato culturale fatto di tradizione, di paesaggio, di qualità che vanno difese e tramandate. Anche attraverso un sano realismo verso i cambiamenti climatici in corso”.

Michele Pisante, Presidente CREA, “Il successo di una filiera è legato alla cultura di chi produce e comunica il prodotto. Dobbiamo abbandonare la visione nostalgica del vino ed imparare a comunicare i pregi che le nuove tecnologie hanno apportato in termini di qualità e sicurezza del prodotto di oggi”.

Principessa Isabella di Collalto, “Non dobbiamo rinunciare alla nostra storia in nome del mercato. Per questo ancora oggi nella Tenuta di Collalto continuiamo a coltivare anche vitigni che hanno fatto la nostra storia, come l’Incrocio Manzoni, e specie autoctone, nonostante ci troviamo nel cuore della zona del Prosecco, che sta ottenendo uno straordinario successo a livello mondiale”.

On. Luca Sani, Commissione Agricoltura Camera dei Deputati, “C’è la volontà politica di rinnovare l’impianto normativo di settore: la prossima settimana la Commissione Agricoltura approverà il Testo unico della produzione del vino, che raccoglie e semplifica le normative di settore, introducendo alcune novità come il Registro unico dei controlli ed elementi di maggiore tolleranza verso i produttori. Lo presenteremo a Vinitaly insieme all’accordo del Governo con alcuni tra i maggiori ‘mercati’ online, come Ebay, Alibaba, Amazon contro la contraffazione del vino venduto in Rete”.

“Spero – dichiara Roberto Bianchi – di poter continuare a gustare vini italiani di qualità anche in futuro. I cambiamenti climatici hanno sicuramente un impatto sulle nostre produzioni, ma mi auguro che gli allarmi rimangano tali. Saranno gli esperti, venerdì 1° aprile, a dirci come stanno effettivamente le cose e quali interventi tecnici si stanno predisponendo, mentre con gli economisti valuteremo le ripercussioni sui conti del settore: nel frattempo già si registra un mutamento delle quotazioni dei vigneti “.

Tuttavia “l’osservazione del passato – dichiara Antonio Calò – ci porta ad essere molto, molto cauti sulle eventuali cause antropiche e molto meno pessimisti sul futuro della coltivazione della vite”. A metà Ottocento, infatti, in Europa si aprì un dibattito analogo a quello attuale: ma sul raffreddamento globale.

Tra coloro che prevedono lo spostamento dei filari in aree come il Nord America, la Nuova Zelanda, la Tasmania e il Cile centrale entro la metà del secolo e chi sostiene la tesi dell’adattamento dei vitigni al cambiamento climatico il dibattito è aperto.

Dal 2 aprile, al via le prime lezioni di alta formazione, rivolte agli operatori di settore, con l’intento di offrire loro un aggiornamento e un arricchimento professionale nei principali ambiti che riguardano da vicino il manager d’impresa: dall’Economia, politica e mercati alla Viticoltura ed Enologia, sotto il coordinamento dei Professori Gaeta, Calò e Costacurta.

“E’ il primo Corso di Alta Formazione promosso da Foragri – dichiara Roberto Bianchi, Direttore di Foragri – rivolto al settore agricolo e agroalimentare e destinato alle figure apicali e tecniche delle imprese del settore. E’ una grande soddisfazione essere riusciti a coinvolgere nell’iniziativa le migliori professionalità italiane nelle specifiche tematiche del settore vitivinicolo: un risultato lusinghiero e per nulla scontato. Ci auguriamo che questa iniziativa potrà presto replicarsi anche per altri settori. L’intento è di offrire alle imprese la concreta possibilità di crescita professionale per le loro risorse umane più qualificate”.

“Si tratta di un corso – ribadisce il Prof. Gaeta – in grado di toccare temi particolarmente attuali per chi lavora nell’universo dell’enologia. Non a caso il modulo di economia sarà aperto da una lezione sul riscaldamento globale in vigna. I valori fondiari di alta collina hanno ripreso quota grazie a questo fenomeno. Basti pensare che per terreni in Valpolicella ritenuti poco appetibili fino a non molto tempo fa, oggi si riscontrano importi di oltre 3/400mila euro. Un altro aspetto che andrà trattato a breve, nelle sedi istituzionali, riguarda i disciplinari delle Doc per l’uso dell’acqua”.

Così il corso:

Tre moduli di 30 ore ciascuno, con la formula weekend (venerdì pomeriggio e intera giornata del sabato), con una logica di gruppo di lavoro, meticoloso e puntuale nelle informazioni. In “cattedra” alcuni tra i migliori docenti ed esperti del settore.

La sede del Corso sarà il Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano (TV). I moduli saranno integrati: il venerdì pomeriggio sarà dedicato alle lezioni di Economia, politica e mercati, in cui si affronteranno da vicino le strategie aziendali e di marketing ma anche gli aspetti legislativi e contrattualistici.

Il sabato sarà dedicato alle lezioni di Enologia: con focus sulla progettazione del vino, nonché sul controllo della qualità, dagli aspetti più tecnici come la microbiologia fino alla teoria e alle tecniche di degustazione. Il pomeriggio del sabato sarà invece dedicato al modulo di Viticoltura con approfondimenti in ambito botanico e tecniche colturali.

Le lezioni si svolgeranno il venerdì pomeriggio dalle 15 alle 19, il sabato dalle 9 alle 13 e il dalle 14.30 alle 18.30, presso l’Aula Magna del Centro di Ricerca in Viticoltura Via Casoni 13/A, Susegana (TV).

Per informazioni: segreteria@aivv.it

+Gallery
+Correlati
+Info
+Commenti

Lascia un commento

You must be Connesso to post a comment.

Articoli Recenti