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A Pantelleria iniziata la vendemmia delle prime uve nei vigneti sperimentali di raccolta e valutazione della biodiversità intra-varietale del Moscato di Alessandria

La ricerca dell’Università di Milano, condotta dal Prof. Scienza, per salvare l’antico vitigno a rischio di estinzione
 
Muscat_d'Alexandrie
Il team dell’Università di Milano è ormai da anni impegnato nella ricerca di antichi ceppi di Moscato di Alessandria, localmente conosciuto come Zibibbo, in differenti aree del Mediterraneo, dove sono stati individuati alcuni vigneti di considerevole età, nei quali presumibilmente, la variabilità genetica si è mantenuta elevata in quanto non oggetto dei processi di selezione vivaistica. 
 
Pantelleria è famosa per utilizzare lo Zibibbo nella produzione del Moscato Passito di Pantelleria, un vino dolce per cui le uve sono tradizionalmente fatte appassire su graticci per concentrarne gli zuccheri.
 
“Questi biotipi rischiano di scomparire in tutto il Mediterraneo, ma crediamo che con un attenta coltivazione, il loro patrimonio genetico ci può aiutare a migliorare Zibibbo esistenti e nuovi,” ha riferito oggi al Telegraph. il Prof. Scienza a capo del progetto.
 
Al fine di caratterizzare e quindi salvaguardare una varietà così importante sia a livello nazionale che internazionale, quale il Moscato di Alessandria, a partire dal 2000, è stato promosso un progetto di esplorazione della variabilità intra-varietale. Si sono evidenziate quattro aree, dove storicamente veniva coltivato il Moscato di Alessandria: una in Italia, in Calabria, una in Francia, nella zona di Rivesaltes, una nella regione spagnola della Murcia e una nell’isola greca di Lemnos. In Calabria sono stati individuati due vigneti, uno in località Scalea e uno in località Verbicaro, entrambe in provincia di Catanzaro. 
 
Nel primo vigneto (40 anni circa) situato sul livello del mare, sono state selezionate 6 piante, nel secondo vigneto (65 anni) posto a 400 m, 75 piante. In Francia, nella zona di Rivesaltes, sono stati individuati 3 vigneti, nel primo (di circa 50 anni) sono state selezionate 77 piante, nel secondo (40 anni) 39 e nel terzo (50 anni) 40 piante. Dalla Spagna (regione della Murcia) sono giunti 190 accessioni, in collaborazione con l’Università della Navarra, e a Lemnos 150, in collaborazione con l’Università di Salonicco. Durante le stagioni invernali 2001-2002 è stato raccolto il legno delle piante selezionate e quindi innestato per ottenere delle barbatelle utilizzate nella realizzazione di un campo di collezione nella disponibilità dell’Università degli Studi di Milano.
 
Da tale campo si sono propagate nuovamente una serie rappresentativa delle accessioni delle diverse provenienze per la realizzazione a Pantelleria, di un campo sperimentale di raccolta e valutazione della biodiversità intra-varietale di Moscato di Alessandria. Il campo consentirà di valutare l’adattabilità delle linee clonali di Moscato di Alessandria selezionate in altri areali del bacino del Mediterraneo alle condizioni pedo-climatiche di Pantelleria, valutando in particolare il profilo qualitativo delle uve e la suscettibilità agli attacchi di muffa grigia.
 
L’individuazione delle linee clonali di maggior pregio ne consentirà l’ulteriore selezione secondo le metodiche della selezione clonale e sanitaria a pressione selettiva debole. Si tratta di una metodologia capace di mantenere un’elevata variabilità intra-varietale tra i cloni in corso di selezione. Un ampio assortimento clonale all’interno della varietà consente di mantenere un elevato grado di variabilità intra-varietale da valorizzare attraverso l’impianto di vigneti policlonali, i cui vini esprimono maggiori livelli di complessità aromatica rispetto a quelli monoclonali.
 
I ricercatori dell’università di Milano che hanno studiato la genetica dello Zibibbo hanno detto che il portainnesto è costantemente resistente alla siccità e alla salinità, ma ci sono variazioni importanti.
 
Il team ha in programma di fare cinque vini diversi dai vigneti sperimentali su Pantelleria. Sono già state osservate sottili differenze in dolcezza e aroma, il prof. Scienza ha aggiunto nell’intervista che una volta trasformata la prima partita di uve in vino, il team sarà in grado di valutare pienamente il loro potenziale.
 
Su commissione del Di. Pro. Ve. Della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano i tecnici AGER (Agricoltura e Ricerca), hanno svolto attività di supervisione e organizzazione nel campo di raccolta e valutazione della biodiversità intra-varietale di Moscato di Alessandria presso l’Azienda Donnafugata sito in Pantelleria.
 
Il Moscato di Alessandria o Zibibbo è una varietà a bacca grossa, utilizzata per il consumo fresco o essiccata, e per la produzione di vini e distillati. In Italia lo si trova specialmente in Sicilia dove rappresenta la varietà atta a produrre il vino D.O.C. di Pantelleria nelle tipologie: Passito, Moscato o Spumante. Il nome di Moscato di Alessandria ne lascerebbe intendere la provenienza dall’Egitto, da dove in seguito i Romani ne avrebbero diffuso la coltivazione in tutto il bacino del Mediterraneo. 

 
Il sinonimo di Zibibbo con cui viene indicata in Italia questa varietà deriverebbe dal nord-africano “zabeb” (appassito) o “zibibb”, termine utilizzato per indicare l’uva passa. Vari sono anche altri sinonimi accertati e presunti con i quali viene indicato sempre in Italia: Moscato di Pantelleria, Salomonica, Salamanna o Seralamanna, mentre in Francia lo si chiama Muscat Romain, Muscat d’Alexandrie e Panse musqué, in Australia viene chiamato Muscat gordo mentre in Cile e in Perù è noto col nome del distillato “Pisco”
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Pubblicato: 21 settembre 2015

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Categoria: Blog, Eventi, Pubblicazioni Scientifiche

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